Michele
Michele e la sua famiglia avevano risentito molto degli effetti del dopoguerra. A quei tempi, infatti, non disponevano di tanti soldi e avevano perso la casa, caduta sotto i bombardamenti. I terreni posseduti e coltivati a frutteto erano stati espropriati dall’amministrazione comunale per farne un parco urbano. Quindi non li aveva ereditati come sarebbe stato suo diritto.
Suo nonno era stato un apprezzato agronomo e aveva amato quelle campagne di un amore assoluto, intenso, fatto di notti insonni e giornate trascorse a controllare la maturazione della frutta e degli ortaggi.
Michele ricordava la propria infanzia tra gli alberi di pesco e di melograni, tra i filari d’uva e i campi seminati a pomodori. In effetti, quei vasti terreni erano stati ceduti gratuitamente dal Comune ad una cooperativa che aveva poi edificato stabilimenti e industrie per la commercializzazione del latte e dei suoi derivati. Industrie miliardarie, ma che si trovarono rovinosamente in crisi e il suo proprietario è stato arrestato e condannato. Quindi Michele ha avuto la sensazione che una giustizia divina c’è per tutti alla fine. E’ convinto che quel latte, per tanti anni, sia stato rubato. Cioè che quei miliardi siano il provento di un furto perpetrato a danno della sua famiglia. Rubati a lui che da ragazzo, giocava in quei giardini dove i tigli esalavano il loro delicato aroma e lasciavano cadere pallidi fiori sui vialetti e sulle aiuole.
A quei tempi, un grande aiuto all’andamento familiare erano i pacchi di viveri che gli Americani fornivano a tutti gli ex militari che avevano operato per loro, e suo padre aveva fatto parte di quegli ex militari. Dunque Michele era cresciuto a cioccolato, budini, formaggi e prodotti liofilizzati. Aveva iniziato la scuola con un grembiule di stoffa americana, acquistata a poco prezzo.
Il padre aveva avuto un’officina di ricambi d’auto e commercializzava pezzi statunitensi, con i quali riforniva meccanici come Lamborghini che, prima di iniziare a produrre trattori e auto sportive, riparava i veicoli americani rimasti dopo la guerra.
Il nonno, perse le campagne, si era messo a commerciare automobili e l’auto di famiglia era una De Soto, acquistata da un cliente che l’aveva vinta a poker a Mr. Walter Chrysler, incallito giocatore e proprietario dell’omonima marca automobilistica.
Dopo gli studi, Michele aveva iniziato a occuparsi anche lui del commercio di autovetture e aveva gestito una concessionaria di auto, ma quest’attività non sempre era redditizia. Dopo un anno, infatti, aveva lasciato l’Italia ed era andato a vivere e a lavorare a Chicago. Aveva voluto abbandonare il suo paese, nauseato da ciò che succedeva negli ambienti della burocrazia e della finanza.
L’Italia però gli è rimasta sempre nel cuore e i ricordi oggi tornano a traboccare più che mai come una pentola bollente di cui non può sollevare il coperchio senza vederne travasare fuori tutta l’acqua.
Molto spesso si serviva dei mezzi pubblici per circolare a Chicago. Un giorno viaggiava su uno di questi e non era di buon umore. Anzi aveva lo sguardo torvo a causa di taluni affari che non avevano avuto buon esito. Un signore lo guardava e a un certo punto gli chiese: - Perché non provi a sorridere? Coraggio, prova a sorridere. –
Così dicendo gli aveva dato un biglietto dello spettacolo che in quei giorni era in città.
-Prego? Cosa dice?- aveva esclamato.
-Alle venti c’è lo spettacolo. Perché non vieni?- Ed era sceso.
Poco dopo anche Michele era sceso e vicino la fermata aveva visto un manifesto pubblicitario del teatro di cui aveva ricevuto un biglietto. Nel cartellone vi era raffigurato un attore che era proprio lo sconosciuto.
Alle venti vi andò e riuscì a sedersi tra le prime file. Il presentatore annunciò un attore comico e venne fuori il famoso sconosciuto. Si esibì in battute e barzellette, espressioni particolari del viso, la cui mimica era straordinaria.
Lo spettacolo finì e Michele sentì il bisogno di parlare con quell’uomo. Gli fu facile perché lo vide fuori dal teatro, quasi lo aspettasse: - Ciao, ti sei divertito? -
-Sì, ma perché mi hai regalato il biglietto? -
L’altro disse: - Tu credi che non riceva in cambio niente. Ma dalle persone che ridono, ricevo molto. Scordano i loro guai. Riesci a immaginare cosa provo quando mi accorgo che il merito è mio? -
Michele ascoltava in silenzio.
-Ho scelto io il lavoro del comico e non lo cambierei mai. Alcuni mi chiamano pagliaccio, ma credimi, sono fiero di essere un pagliaccio. Mentre la gente ride, anch’io scordo i miei guai. Li devo scordare per forza e ridere per primo. Un po’ come avviene nell’Opera
I Pagliacci: < E se Arlecchin t’invola Colombina, ridi pagliaccio e il pubblico applaudirà >. Talora ho la morte nel cuore, ma devo sforzarmi di ridere e sorridere. E’ il mio mestiere. -
-E’ vero, - disse Michele -stasera hai ridato il buon umore anche a me. -
-Guarda che lo potresti fare anche tu. Anzi sicuramente lo avrai già fatto, raccontando storielle divertenti ai tuoi amici. Cerca di sorridere sempre a tutti, anche nei momenti più bui. Forse troverai qualcuno che ti ringrazierà per avergli dato un momento di allegria. -
Vivendo a Chicago, Michele aveva imparato ad amare quella città. Un fatto particolare gli era capitato una domenica: i parchi venivano occupati da battaglioni di famiglie che preparavano il pranzo festivo con l'immancabile barbecue. Le etnie erano le più disparate e ognuno cucinava secondo la propria tradizione. Una festa anche per i gabbiani che erano a centinaia. Quella domenica, mentre Michele era in bicicletta, uno stormo di questi uccelli stava banchettando con i resti lasciati da una famiglia latino americana. Non si sa cosa avesse spaventato i gabbiani. Sta di fatto che i volatili si erano alzati contemporaneamente sorvolando la pista ciclabile e avevano riversato sui numerosi ciclisti una scarica di cacche simile a un temporale!
Michele allibito e credendosi indenne e pulito, si era messo a ridere come tutti gli altri. Invece i ciclisti colpiti sbraitavano terribilmente. Poi essendosi osservato meglio nella vetrina di un negozio, s’era accorto che la sua maglietta era tutta schizzata di cacca